Ritornare alla vita, sembra una dichiarazione da fuffa coach, di quelle che si urlano nei seminari con la musica a palla e il motivatore super carico che sembra fatto di cocaina già alle 7 di mattina (e magari lo è pure).
E mi dispiace che sempre più nell’immaginario collettivo si associno certe parole a delle categorie di eventi o di persone.
Ma se ci scrolliamo di dosso per un momento queste etichette, cosa rimane? Cosa c’è dietro queste tre semplici parole?
Nel mondo della musica ci si è spesso interrogati su quanto il dolore e le difficoltà assumano un significato molto diverso una volta superati. Un po’ come quando punti alla cima della montagna e sei nel mezzo della crisi della scalata. Hai il fiato corto, le gambe non ti reggono e vorresti tornare a valle. Solo che la valle, in quel punto, è più lontana della cima. E cosa fai?
Nemmeno vado avanti (anche se, secondo me, la risposta è meno scontata di quello che pensiamo).
Ma quello che spesso non si tocca è il percorso che affrontiamo per “ritornare alla vita”. E la solitudine che in alcuni momenti proviamo.
Ascolta l’inizio del fantastico brano del video (oh, I Pink Floyd sono in Pink Floyd…):
“Where were you when I was burned and broken
While the days slipped by from my window watching
Where were you when I was hurt and I was helpless
Because the things you say and the things you do surround me”
Che tradotto dice più o meno:
“Dov’eri mentre ero bruciato e rotto (affranto, distrutto)
Mentre i giorni scivolavano via mentre stavo alla finestra a guardare (una traduzione letterale non rende…l’intento è passare l’immagine di una persona persa a osservare nel vuoto dalla propria stanza/casa oltre la finestra)
E dov’eri quando io ero ferito e senza speranza
perché le cose che dici e le cose che fai mi circondano”
Ti ci ritrovi?
In effetti penso che ogni persona ci si sia trovata, almeno una volta nella propria vita. E questa canzone è pazzescamente evocativa, secondo me (non parlo solo del testo ma in generale in tutto lo sviluppo del brano).
Ma una delle cose che più mi piace è proprio la frase “Because the things you say and the things you do surround me”.
Per due motivi: uno è che l’interconnessione con le altre persone ha inevitabilmente peso su di noi, sulla nostra vita. E quindi anche le persone che scegliamo di avere vicino avranno sempre un notevole peso sulla direzione che diamo alla nostra vita.
L’altra è che il ritorno alla vita è un percorso solitario. Che non vuol dire che non comprende altre persone, sostegno, confronti. Ma che è nelle nostre mani.
Guarda un po come prosegue a un certo punto la canzone:
“Lost in thought and lost in time
Perso nei pensieri e perso nel tempo
While the seeds of life and the seeds of change were planted
mentre i semi della vita e del cambiamento venivano piantati
Outside, the rain fell dark and slow
Fuori la pioggia cadeva oscura e lenta
While I pondered on this dangerous but irresistible pastime
mentre riflettevo su questo pericoloso ma irresistibile passato
I took a heavenly ride through our silence
Mi inoltrai in un viaggio paradisiaco attraverso il nostro silenzio
I knew the moment had arrived
Io seppi che il momento era arrivato
For killing the past and coming back to life
Per distruggere il passato e ritornare in vita“
Wow.
Dico…WOW!
C’è di tutto: arresa, trascendenza, apertura, consapevolezza. E probabilmente anche quella dose di stronzaggine e egoismo che serve per fare sì che un passo si compia.
Insomma. In poche righe c’è un commiato con il passato è l’apertura a una nuova era. E la capacità di cogliere il momento.
E poi mi dicono che musicisti e artisti sono tutti dei perditempo tossici che non hanno voglia di lavorare (ok, ci sono anche loro…ma se avessimo pure ragione su alcune cose?).
E tu, che ne pensi? Ti ritrovi nella mia lettura di questa opera? O la pensi diversamente? O semplicemente vuoi aggiungere qualcosa?
Scrivilo nei commenti, mi piacerebbe tantissimo saperlo
e segui sempre il ritmo del tuo cuore <3 !