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08/08/2024
250milioni copia

250 milioni (di passi)

Buon Ascolto
  • Buon Ascolto

È arrivato!
Finalmente il secondo singolo è pubblicato.

250 milioni è un pezzo a cui tengo moltissimo, è in qualche modo uno spartiacque perché è il brano che mi ha convinto che pensare solo alla musica e fregarsene delle convenzioni probabilmente è la strada migliore (quanto meno per me).

 

Ti lascio qui sotto il testo, così come è nella versione che ascolterai (è la versione più aggiornata, con alcune modifiche, che ritengo assolutamente importanti, aggiunte da Valerio).
Eccolo:

Ancora Sei
nuove lune
prima di
te

E poi
Nascosti nell’ombra del rosso e cinereo silenzio
senza paura mi sussurrerai
i segreti del tempo

Ma mai
come ora
ho chiarezza di quanto perdiamo del tempo
a dare importanza a un granello di sabbia nel vuoto

Noi
250 milioni di passi  tra noi
Ognuno dei quali mi stacca un pezzetto di
Noi
e non riconosco la  mia appartenenza oramai

Sedici
giorni eterni
Nel nuovo mondo
ti dicono molto di te
[e di quello che non vorresti mai scoprire]

Noi
250 milioni di passi  tra noi
Ognuno dei quali mi stacca un pezzetto di
Noi
e non riconosco la  mia appartenenza oramai

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28/07/2024
Rinascita(1)

Ritornare alla vita

Buon Ascolto
  • Buon Ascolto

Ritornare alla vita, sembra una dichiarazione da fuffa coach, di quelle che si urlano nei seminari con la musica a palla e il motivatore super carico che sembra fatto di cocaina già alle 7 di mattina (e magari lo è pure).

E mi dispiace che sempre più nell’immaginario collettivo si associno certe parole a delle categorie di eventi o di persone.

Ma se ci scrolliamo di dosso per un momento queste etichette, cosa rimane? Cosa c’è dietro queste tre semplici parole?

Nel mondo della musica ci si è spesso interrogati su quanto il dolore e le difficoltà assumano un significato molto diverso una volta superati. Un po’ come quando punti alla cima della montagna e sei nel mezzo della crisi della scalata. Hai il fiato corto, le gambe non ti reggono e vorresti tornare a valle. Solo che la valle, in quel punto, è più lontana della cima. E cosa fai?

Nemmeno vado avanti (anche se, secondo me, la risposta è meno scontata di quello che pensiamo).

Ma quello che spesso non si tocca è il percorso che affrontiamo per “ritornare alla vita”. E la solitudine che in alcuni momenti proviamo.

Ascolta l’inizio del fantastico brano del video (oh, I Pink Floyd sono in Pink Floyd…):

“Where were you when I was burned and broken
While the days slipped by from my window watching
Where were you when I was hurt and I was helpless
Because the things you say and the things you do surround me”

Che tradotto dice più o meno:
“Dov’eri mentre ero bruciato e rotto (affranto, distrutto)
Mentre i giorni scivolavano via mentre stavo alla finestra a guardare (una traduzione letterale non rende…l’intento è passare l’immagine di una persona persa a osservare nel vuoto dalla propria stanza/casa oltre la finestra)
E dov’eri quando io ero ferito e senza speranza
perché le cose che dici e le cose che fai mi circondano”

Ti ci ritrovi?
In effetti penso che ogni persona ci si sia trovata, almeno una volta nella propria vita. E questa canzone è pazzescamente evocativa, secondo me (non parlo solo del testo ma in generale in tutto lo sviluppo del brano).

Ma una delle cose che più mi piace è proprio la frase “Because the things you say and the things you do surround me”.
Per due motivi: uno è che l’interconnessione con le altre persone ha inevitabilmente peso su di noi, sulla nostra vita. E quindi anche le persone che scegliamo di avere vicino avranno sempre un notevole peso sulla direzione che diamo alla nostra vita.

L’altra è che il ritorno alla vita è un percorso solitario. Che non vuol dire che non comprende altre persone, sostegno, confronti. Ma che è nelle nostre mani.

Guarda un po come prosegue a un certo punto la canzone:

“Lost in thought and lost in time
Perso nei pensieri e perso nel tempo
While the seeds of life and the seeds of change were planted
mentre i semi della vita e del cambiamento venivano piantati
Outside, the rain fell dark and slow
Fuori la pioggia cadeva oscura e lenta
While I pondered on this dangerous but irresistible pastime
mentre riflettevo su questo pericoloso ma irresistibile passato
I took a heavenly ride through our silence
Mi inoltrai in un viaggio paradisiaco attraverso il nostro silenzio
I knew the moment had arrived
Io seppi che il momento era arrivato
For killing the past and coming back to life
Per distruggere il passato e ritornare in vita
Wow.
Dico…WOW!

C’è di tutto: arresa, trascendenza, apertura, consapevolezza. E probabilmente anche quella dose di stronzaggine e egoismo che serve per fare sì che un passo si compia.
Insomma. In poche righe c’è un commiato con il passato è l’apertura a una nuova era. E la capacità di cogliere il momento.
E poi mi dicono che musicisti e artisti sono tutti dei perditempo tossici che non hanno voglia di lavorare (ok, ci sono anche loro…ma se avessimo pure ragione su alcune cose?).
E tu, che ne pensi? Ti ritrovi nella mia lettura di questa opera? O la pensi diversamente? O semplicemente vuoi aggiungere qualcosa?
Scrivilo nei commenti, mi piacerebbe tantissimo saperlo
e segui sempre il ritmo del tuo cuore <3 !

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17/06/2024
Invisible

Gli invisibili e il potere di un grazie

Buon Ascolto
  • Buon Ascolto

Ciao! Oggi voglio condividere con te un episodio recente. Lo voglio scrivere qui e non pubblicare sui social perchè lo scopo non è mostrare cosa ho fatto io o cercare approvazione ma utilizzare quello che è accaduto per riflettere con te su quanto, piccole azioni quotidiana che possiamo fare e che a noi costano poco, possano essere importanti, in un dato momento, per le altre persone.

Nei giorni scorsi sono stato a una fiera di settore del mio lavoro “ufficiale”. Tre giorni parecchio pieni di attività e relazioni.

Una di quelle fiere piena di gente di corsa, con tante cose da fare e da vedere. Ho avuto modo di incontrare moltissime persone, scambiare opinioni, e poter dare e ricevere molta attenzione.

Devi sapere che lo stand che mi ospitava era vicino al bagno delle signore. E mi è capitato spesso di vedere una delle signore che si occupano delle pulizie. Una signora che ha superato la mezza età, minuta e con tratti asiatici (Scoprirò poi essere originaria delle Filippine).

Fa parte di quelle categorie di lavoratori che diventano invisibili in questi contesti. Gli passano accanto migliaia di persone in pochi giorni ed è come se loro fossero degli spiriti con cui nessuno incrocia lo sguardo. Eppure, nonostante i flussi convulsi e un lavoro che (immagino) possa non essere il meglio in alcuni momenti (potrei aprire una discussione immensa su quanto siamo incapaci di avere cura degli spazi comuni…), questa signora aveva sempre il sorriso.

All’ultimo giorno di fiera, andando in bagno, la scorgo intenta a pulire i servizi accanto a dove stavo entrando. Aveva la faccia stanca, esausta e il solito sorriso che aveva si era trasformato in una nuova espressione, più contrita.

Mi sono lavato le mani e stavo per uscire. Ma mentre il flusso d’aria dell’asciuga mani rimuoveva le ultime gocce di acqua, nella mia testa è balzato Bill Whiters:

Lean on me, when you’re not strong
And I’ll be your friend
I’ll help you carry on
For it won’t be long
‘Til I’m gonna need
Somebody to lean on”

Puoi far finta di niente, quando qualcosa è così evidente di fronte ai tuoi occhi?
Ovviamente no.

E ho fatto la cosa più facile che potessi fare. Ho chiamato la signora, la ho guardata negli occhi e le ho semplicemente detto una parola ma con tutta l’intensità che potevo sentire nel profondo del mio cuore: Grazie!

Mi ha guardato, mi ha sorriso, con quel suo bel sorriso che mi aveva colpito nei giorni precedenti e ci siamo lasciati così, tutti e due rinnovati.

Quanto mi è costato? Pochissimo.

Ho fatto la differenza nella vita di questa persona? Probabilmente no, ma di sicuro in quel momento le ha fatto piacere.
Era giusto? Assolutamente SÌ! Lei e tutte le sue colleghe hanno fatto un servizio importantissimo per tutti gli avventori e meritano di essere non solo viste ma anche ringraziate.

Perché ormai siamo talmente assorti nella frenesia che ci risulta difficile anche fermarci un momento, un breve momento per fare una cosa che non è eroica o dovuta. È semplicemente la cosa giusta.

E forse questo sì che può cambiare la vita delle persone.

Intanto lasciamo che parli Bill…
buon ascolto

Comment (4)

  • Piccoli gesti, infinitamente grandi, per un mondo migliore. Non servono paroloni o discorsi urlati alle platee. I cuori aperti sanno accogliere e farne tesoro.

  • per moltissimi anni sono stata un’invisibile che faceva il lavoro di quella signora, ora che sto svolgendo il tirocinio in un grosso ente molto blasonato quando arrivano le signore (pakistane) delle pulizie esco io a svuotare il cestino invece di obbligare loro a entrare nel mio ufficio, e le ringrazio sempre, inoltre cerco di lasciare tutto in perfetto ordine anche al tastiera del pc sollevata in modo da semplificare loro il lavoro.
    Piccole attenzioni per far vedere loro che ‘esistono’

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12/06/2024
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Molte vite in una vita

Buon Ascolto
  • Buon Ascolto

Ho vissuto molte vite, chi mi conosce lo sa bene.

Non so se sia stato un bene o un male ma sai…questo è.

Vivo a cavallo tra delizia e inquietudine. Da sempre.

Fin da bambino ho teso a entrare nelle cose, immergermi completamente per poi riemergere, totalmente pieno, a volte sazio, altre nauseato. Ma nella mia natura c’è questa componente molto forte di vivere le cose con la consapevolezza che nulla è eterno. Memento mori direbbero i nostri avi.

Da ragazzo questa particolare visione mi ha creato non pochi problemi (diciamo che si è sommata ad alcuni eventi che hanno dato una direzione un po’ articolata al mio viaggio). Perché la difficoltà per chi come me vede in tutto qualcosa di affascinante è che, se non hai strutturato una buona mentalità da costruttore è di rimanere sempre un progettista inconcludente. Di essere una piuma che veleggia seguendo il vento senza riuscire a mantenere una rotta.

Bellissimo (visto che non possiamo pensare di avere sempre il controllo su tutto) ma poco pragmatico.

Mi ci sono voluti anni quindi per capire come riuscire a volare senza perdere la direzione. O se preferisci a essere costruttore e progettista in un unica persona.

Quindi quando qualcuno mi chiede per quale motivo non ho realizzato prima un progetto musicale come questo, faccio spesso fatica a rispondere. Non c’è una vera risposta. C’è un viaggio, un lungo viaggio attraverso almeno 10 vite diverse. Un viaggio fatto di conquiste, di perdite, scoperte e delusioni.

Se dovessi raccontarti tutto, dovremmo sederci ora e rialzarci da vecchi. E in fondo…cosa importa?

Quello che conta in questo momento è riuscire a fare fede a quello che mi batte da sempre dentro il cuore. Perché ecco, se c’è una unica costante in questo continuo emergere e ritornare nell’immenso mare del tutto, è proprio la musica. Che sia suonata o immaginata o ascoltata è un qualcosa che non ho mai abbandonato. Ne tradito. Il mio rapporto con la musica non è suonare per essere visto, per mostrarmi.

Rientra nello spettro di quelle cose che sono semplicemente perché sono. Niente spiegazioni, niente bisogni, niente cliché. Non è in fondo il senso stesso dell’amore, viverlo fine a se stesso e non esserne in nessun modo schiavo?

È forse amore quello che dichiari sperando di suscitare una risposta nell’altro? È forse amore quello che si da per ricevere qualcosa? È forse amore quello che cede nel momento in cui non è corrisposto?
Per la musica è la stessa cosa. Per quanto mi riguarda, sono un creatore. È ciò che sono e non lo faccio per il bisogno di ottenere amore, rispetto o considerazione.

Quando scrivo, quando riprendo un classico e lo trasformo, lo faccio per il semplice fatto che mi viene spontaneo farlo. Solo dopo, nel caso decida di renderlo pubblico, si aggiunge anche altro. E certo, se pubblico una canzone e piace, ci mancherebbe che non mi faccia piacere!

Ti dico tutto questo per due motivi: il primo è per permetterti di conoscermi di più. Il secondo è per capire alcune scelte che sto cercando di fare a inizio di questa nuova avventura. Cioè creare un ambiente più riparato e intimo rispetto ai soliti social in cui conoscerci, scoprire il progetto, rivelare aspetti anche delicati. Perché nel mio caso, quando si parla di musica, non si parla di una produzione tecnica e asettica. Ti sto dando una parte di me. E mi piace l’idea di creare un gruppo in cui ci sentiamo tutti liberi di essere noi stessi, di dire quello che realmente pensiamo e di farlo sapendo che in ogni comunicazione, in ogni scambio, ci sia una base di profondo rispetto e comprensione.

Un piccolo angolo di come mi piacerebbe che fosse il mondo, insomma.

Spero che vorrai farne parte.

A presto
Davide
t’AmA

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